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Numero 33 marzo 2015

 
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Educazione socio affettiva e sessuale

Un percorso sperimentale condiviso tra scuola e sanità in Trentino
 
L’educazione sessuale, oltre al suo riconosciuto ruolo preventivo, contribuisce ad influenzare lo sviluppo della personalità del bambino migliorando la qualità della vita, la salute ed il benessere. Secondo gli standard europei l’educazione sessuale andrebbe offerta in tutte le fasi della vita evolutiva modulandone il contenuto in relazione all’età e allo sviluppo ed è quindi importante la sua presenza già dalla scuola primaria. La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia afferma esplicitamente il diritto all’informazione e l’obbligo degli Stati a mettere in atto misure per l’educazione sessuale. In realtà il panorama europeo è molto variabile nell’età di inizio dell’offerta: si va dai 5 anni in Portogallo ai 14 anni di Spagna, Italia e Cipro. L’Azienda Sanitaria di Trento (APSS) dal 1998 ha strutturato percorsi sul tema della dimensione relazionale affettiva e sessuale per scuole secondarie di 1° e 2° ma non nelle scuole primarie. In risposta alle richieste della scuola però, nell’anno 2013, l’APSS ha condotto un’analisi di contesto per rilevare se vi fossero iniziative spontanee di educazione sessuale nelle scuole primarie e quale modalità avessero. Si è così rilevato che il 25% di 129 scuole rispondenti alla rilevazione offre un percorso specifico di educazione sessuale ma con delega ad esperti esterni. Visto tale contesto si è deciso di sperimentare una modalità di offerta sostenibile dell’ES nella scuola primaria, basata sulla metodologia della ricerca-azione e l’elaborazione di una cultura all’interno del gruppo classe aperta a riconoscere i significati dei comportamenti, la presa di coscienza di sé e lo sviluppo di consapevolezza nei confronti della propria sessualità in maniera che gli studenti possano fare scelte efficaci ed evitare situazioni di rischio per la propria salute e quella altrui.
La sperimentazione è stata condotta in un Istituto Comprensivo Trentino, partecipante al progetto “Scuola che promuove salute”. In tale istituto è stata effettuata la valutazione dei bisogni di benessere e salute nel contesto scolastico che ha portato alla programmazione di attività di educazione sessuale. Dirigente e referente per la salute della scuola, assieme ad operatori APSS, hanno intrapreso un percorso di co-progettazione per le classi 4e e 5e della scuola primaria. Il percorso di formazione individuato è rivolto agli insegnanti delle classi 3e e 4e e ai genitori degli alunni delle classi 4e, ed è stato condotto in maniera congiunta da una psicologa e da un’assistente sanitaria. La formazione degli insegnanti è stata suddivisa in sette moduli di 2 ore sui seguenti argomenti: vissuto degli insegnanti rispetto all’educazione sessuale; sessualità; sviluppo dell'identità di genere maschile e femminile; emozioni, sentimenti e relazioni; immaginario sessuale dei bimbi; pubertà. Per lo svolgimento della formazione sono state impiegate diverse tecniche quali lezione frontale, brainstorming, role-playing e simulazioni al fine di coinvolgere gli insegnanti e far loro sperimentare alcune potenziali situazioni in un percorso di educazione sessuale in classe. Con i genitori, destinatari di 4 ore di formazione sempre gestite in maniera congiunta da assistente sanitaria e psicologa, sono stati approfonditi principalmente i vissuti personali relativi all’educazione sessuale e alle preoccupazioni degli adulti verso i cambiamenti dei bambini che crescono. Gli insegnanti, per i quali si sta concludendo la formazione, hanno già sviluppato la “cassetta degli attrezzi” per il percorso di educazione sessuale nelle classi. In particolare sono state preparate attivazioni e giochi specifici in maniera integrata nel curriculum scolastico orientato alle Life skill, anche con aggancio alle discipline di italiano e storia. I genitori, conclusa la formazione, saranno in grado di facilitare il percorso degli insegnanti garantendo un clima familiare accogliente per eventuali domande dei bambini. Gli insegnanti, per documentare e monitorare l’attività, terranno un “diario di bordo”, stenderanno una relazione conclusiva e realizzeranno una presentazione delle attivazioni per la restituzione ai genitori. Inoltre è stato strutturato un apposito strumento di autovalutazione e monitoraggio del processo da parte dell’alunno. Al termine della sperimentazione l’esperienza sarà resa disponibile per altre scuole. Il progetto è ancora in corso ma possiamo sicuramente dire che tale percorso sperimentale ha contribuito a consolidare l’alleanza tra Scuola e Azienda Sanitaria nell’offerta precoce di educazione sessuale come suggerito dagli standard europei. Il percorso di valutazione condivisa dei bisogni di benessere e salute all’interno della scuola, la co-progettazione e il reciproco accompagnamento nell’attività hanno evitato il tentativo di delega della trattazione di questa “scottante” tematica che gli insegnanti effettuano sui professionisti esterni alla scuola, nella logica dell’etica della responsabilità condivisa.
 

Daniela Kaisermann - Socia SIPS. Delegazione Trentino-Alto-Adige 

L'articolo è stato scritto in collaborazione con William Mantovani, Serena Pancheri, Emanuela Antonelli, soci SIPS, Delegazione Trentino-Alto-Adige. Hanno inoltre collaborato Francesca Fontana e Marino Migazzi.
 
 

La resilienza, ovvero l'arte di non arrendersi

La letteratura scientifica riporta un esperimento condotto su tre gruppi di topi. Il primo gruppo è di controllo quindi non sottoposto a nessuna sperimentazione, il secondo gruppo riceve della scariche di corrente elettrica, il terzo subisce le scariche ma con la possibilità di arrestarle premendo un tasto. Il gruppo di topi che sopravvive più a lungo non è quello che non riceve scosse, bensì quello che ha la possibilità di trovare il modo di arrestarle e quindi di reagire.
La resilienza è la capacità di un individuo di “resistere” all’influenza dei fattori di rischio e reagire di fronte a cambiamenti di vita negativi e a condizioni avverse. La resilienza è quindi abilità di lottare e imparare dalle avversità, cercando di integrare tali esperienze nel proprio vissuto (Walsh 2003). È grazie a tale capacità che le persone esposte a fattori di rischio quali per esempio la povertà, la scarsa qualità delle relazioni familiari, gli eventi traumatici, non manifestano i comportamenti problematici usualmente associati a queste condizioni.

Lerner individua quali componenti dello sviluppo positivo di ogni soggetto:
  • la competenza: ovvero la capacità di risoluzione dei conflitti e di decision making;
  • la fiducia in se stessi: autostima e autoefficacia;
  • la connessione: relazioni positive con famiglia, colleghi e comunità
  • le qualità morali: rispetto di norme e valori sociali e culturali;
  • la cura: empatia verso gli altri.

La promozione di condizioni di benessere e di salute è intesa pertanto come sviluppo positivo.

L’odierna “sindrome di assenza di senso” ha spento il potere vitalizzante; oggi il più delle volte le sfide sono sinonimi di sottrazioni, ristrettezze, sacrifici mal ripagati. Invece una sfida deve essere percepita come un’opportunità ardua, ma realizzabile.

Per il nostro sistema immunitario e psichico le insidie da evitare sono tanto il pessimismo cosmico quanto i venditori di grandi sogni a piccoli prezzi. Infatti chi si impegna a realizzare i propri sogni invece di conservarli nei cassetti blindati della propria fantasia, chi accetta la sfida della realtà e si scontra con le dure asperità del mondo, qualche volta riesce anche a ottenere risultati, si allena, conosce le proprie potenzialità e fa crescere la fiducia, la speranza di poter affrontare i rovesci, semplicemente perché sa di essere capace di duttilità e determinazione e sa che insistere a lungo termine può giovare.

E chi rinuncia?

Chi rinuncia si sente molto più debole ed incapace e teme di più di essere colpito da eventi spiacevoli grandi e piccoli e di non essere in grado di reagire. È una forma di paura, di ansia che verticalizza lo stress e debilita il corpo e la mente. Rinuncia e rassegnazione si contrappongono ad una personalità pluristratificata e tenace, resiliente per l’appunto, che fa fronte a eventi stressanti o traumatici in maniera positiva. Un alto livello di resilienza predispone quindi le persone a far fronte alle avversità della vita in modo efficace, cogliendo le difficoltà come opportunità.

Ottimismo, flessibilità e creatività pare garantiscano impegno, controllo e prontezza nell’affrontare nuove sfide. Tale costrutto si evolve in rapporto ai vissuti e alle modificazioni dei meccanismi mentali che la sottendono. I tratti di personalità più efficaci in tal senso fanno riferimento alla tendenza a lasciarsi coinvolgere in modo attivo e partecipativo, senza farsi spaventare dalla fatica, dal distress. Il controllo degli eventi ci permette di essere convinti di poter trovare quadrature positive agli eventi avversi, pur subendo, almeno in parte, gli outcome negativi. Inoltre, apertura e flessibilità incentivano il soggetto a considerare come stimoli e non come minacce, le difficoltà. Un atteggiamento resiliente predispone ad accettare i cambiamenti quando necessari, di poter sbagliare e poi correggere la rotta.

Ad influenzare tali percezioni sono, a partire dai bambini, le relazioni con persone premurose e solidali. Tale modalità promuove una visione positiva di sé e dei propri mezzi caratteriali, una buona consapevolezza delle proprie abilità personali, che unitamente alla capacità di porsi dei traguardi realistici mediante la pianificazione di step graduali e ad un’adeguata capacità di problem solving sono le principali linee tracciate dalla ricerca psicologica e neuroscientifica attuale.

Non è di sicuro un percorso semplice e definitivo, in quanto di giorno in giorno è richiesto un impegno notevole e innovativo, ma se ci si arrende e ci si lascia andare alla rassegnazione e allo sterile sopravvivere, il capitale umano disperso è enorme.


Luana Gilio – Socia SIPS, Delegazione Basilicata


 

La visione globale della salute

Storicamente l’uomo ha sempre avuto la necessità di sentirsi dominatore della natura, soprattutto se pensiamo al Rinascimento, quando si è cominciato a tessere la relazione tra scienza e medicina.

In quel periodo si sosteneva che l‘osservazione sistematica dei fenomeni naturali costituisse la base per generare una conoscenza nel contesto del modello epistemologico positivista. Questo positivismo cartesiano è stato il paradigma che è andato per la maggiore fino a non molto tempo fa ed è stato determinante nella costruzione della visione del mondo che circonda l’uomo occidentale.

Sono indiscutibili i danni che l’uomo ha provocato al proprio ambiente con questa concezione, con lo scopo di dominare tutto; spinto sempre dalla ricerca dello sviluppo economico e del miglioramento della qualità di vita di una piccola parte della popolazione mondiale.
Quello che non si è tenuto in considerazione con questa visione, è che questi danni adesso si stanno ripercuotendo sullo stesso genere umano. Oggi la salute trascende i limiti fisici dell’uomo; include le sue istituzioni e il suo ambiente circostante. Ci si riferisce alla salute come sinonimo di vita in armonia. Un’armonia immersa nel caos.

Come risposta a questa vicissitudine, negli ultimi due decenni è stata abbandonata l‘antica concezione della medicina, la cui priorità era la malattia da curare e guarire, considerata quasi un fenomeno indipendente dall’essere umano. Le persone malate, subivano passivamente la malattia quando invece era il momento di combatterla. Solo lo specialista, il medico, aveva il potere della cura.

Abbandonando i limiti della vecchia visione meccanicista della medicina, e grazie ai nuovi strumenti della medicina sistemica (nata dalla biologia sistemica), si può dire che alla fine l'uomo sta percorrendo una strada alla ricerca della soluzione. Questa soluzione offerta dalla visione sistemica è multi-disciplinare. Una sinergia che si avvale di un lavoro integrato tra biologia, matematica, bio-informatica e chimica, con lo scopo di avere un approccio completo alla problematica umana.

Approfondendo quindi le caratteristiche della visione riduzionista, si evince che i fenomeni dei sistemi biologici possono essere spiegati attraverso le piccole parti di cui sono composti. Nella visione sistemica i fenomeni hanno delle proprietà che possono essere analizzate solo come un "tutto". Nell'antica visione, ogni fattore aveva un ruolo analizzabile singolarmente, mentre nella nuova visione, sono multipli i fattori che devono essere analizzati per concludere una teoria.

Altre differenze consistono nel fatto che attraverso uno studio riduzionista si ottengono risultati lineari, deterministici e prevedibili, in quanto il corpo umano è concepito come una macchina. Mentre, attraverso l'ottica innovativa, non è possibile fare un approccio lineare; si deve studiare lo stato iniziale in cui il corpo si presenta allo specialista. È per questo motivo che non risulta deterministico, ma piuttosto probabilistico.

Se facciamo quindi, un paragone tra questi due paradigmi nel campo della medicina applicata, rifacendoci alla concezione antica possiamo concludere che uno o più fattori determinano il tutto; secondo l'altro paradigma più innovativo, l'interrelazione tra le parti è quella che fa funzionare il tutto. Questo significa che la medicina sistemica si baserà su di un'analisi olistica dell'essere umano per giungere ad una diagnosi, e alla fine la terapia applicata contemplerà tutti i fattori in gioco.

Detto ciò, si può concludere che con la medicina sistemica non si vuole sradicare ne screditare i progressi raggiunti attraverso il paradigma riduzionista della scienza, anzi il nuovo paradigma sistemico ha l'intento di apportare ulteriori integrazioni, senza trascurare nessuna delle dimensioni dell'uomo.

Come diceva uno dei padri della medicina moderna: è molto più importante sapere che tipo di "paziente" ha la malattia, prima di sapere che tipo di "malattia" ha il paziente.


Bibliografia

- “La medicina della complessità. BPCO e comorbidità”, cura di Gian Franco Gensini, Leonardo, M. Fabbri, Massimo Fini, Carlo Nozzoli, Firenze University Press, 2010

- “Una reflexión acerca del Modelo de Investigación Biomédica”, Leonardo Alberto Ríos Osorio., Salud Uninorte, vol 27, num. 2, julio-diciembre, pp. 289-297, Universidad del Norte, Colombia, 2011

- “Teoria generale dei sistema”, Ludwig von Bertalanffy, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1983

- “Anatomia dello spirito. I sette livelli del potere personal”, Carolone Myss, Editore Mondadori, Milano, 1999.


Guido Giunta – Socia SIPS, Delegazione Fiuli Venezia Giulia

 

Documentazione e promozione della salute
La ricerca possibile

La ricerca del ben-essere e della salute può essere difficile e pericolosa quando non è ancorata alla consapevolezza personale e alla responsabilità sociale.

Tale prospettiva richiede, perciò, che ogni persona, nella ricerca della propria salute e del proprio ben-essere apprenda a camminare consapevolmente insieme agli altri, evitando di dipendere da essi o di affidarsi irresponsabilmente a chi guida. L'educazione, infatti, non è mai opera di adeguamento o di aggiustamento, ma di cooperazione. Chi guida, in famiglia come a scuola, aiuta, dirige, supplisce, corregge l'altro, ma non può né deve soppiantarlo o sostituirlo, ma rispettarlo nel suo essere.

Le relazioni umane, consapevoli e responsabili, e la condivisione con gli altri sono basilari sia nella vita privata che nella vita pubblica.

L'individualismo dei giorni nostri richiede una svolta profonda che prenda avvio proprio dalle problematiche connesse con la salute umana.

Il contagio, la cooperazione, la condivisione con gli altri, la dimensione intersoggettiva della vita sono aspetti centrali per poter stare bene nella vita famigliare, come in quella scolastica e comunitaria. Solo vivendo insieme e facendo esperienza di vita comune si promuove l'educazione e la salute.

Ognuno desidera pensare con il proprio pensiero, volere con la propria volontà, sentire con il proprio cuore, parlare con il proprio stile, agire in tutto secondo la propria personalità, ma in questo cerca costantemente e inevitabilmente di incontrare l'altro. La spontaneità e la naturalezza nel comportamento umano non sono l'esito di una ripetizione o di una imitazione meccanica, ma sono la scoperta di una umanità più o meno perfetta, più o meno formata, con la quale dobbiamo fare i conti ogni giorno per essere insieme agli altri noi stessi in ogni occasione e in questa ricerca far risplendere la propria identità.

Bibliografia.

Dolto F., Come allevare un bambino felice e farne un adulto maturo, Mondadori, Milano, 2010;

Mazzucchelli F., Sartori L., Emergenza educazione: costituzione e diritto formativo, Milano, Franco Angeli, 2009;

Bauman Z., Vita liquida, Roma, Laterza, 2006;

Bauman Z., Intervista sull'identità, Roma, Laterza, 2003;

Rigliano M., Psicologia delle tossicodipendenze, Bologna, Il Mulino, 1997

Vettorato G., Fiore R., Lascioli A., Shalom: da comunità terapeutica a comunità di vita, “Orientamenti Pedagogici”, vol. 60, n.2. Pp 447-477.

di Antonio De Angeli. Socio fondatore SIPS
 


Antropologia e salute

 

Il rischio: questo sconosciuto - prima puntata

Quando ho iniziato ad occuparmi come ricercatrice in campo antropologico di promozione della salute mi sono immediatamente imbattuta nel concetto di rischio; gli operatori e operatrici che avevo iniziato a seguire nel mio percorso di osservazione partecipante utilizzavano con molta disinvoltura parole come: comportamenti a rischio, fattori di rischio, percezione del rischio etc.
Di fatto, il confine tra progetti di promozione della salute e prevenzione dei rischi sembrava molto labile e oggi, a due anni di distanza dall’inizio della mia ricerca, dopo aver intervistato molti  operatori del settore, continua a rimanere tale. Infatti individuare fattori di protezione implica necessariamente individuare ambiti di rischio o situazioni che possono diventare pericolose.
Propongo quindi ai lettori e alle lettrici della newsletter un percorso dentro questo concetto che è molto complesso e variegato.
Inizierò dalla storia
Il “rischio” ha costituito da sempre una dimensione costante della condizione umana; differente in base al periodo in cui l’uomo viveva ma sempre incombente sotto forme diverse, dall’adattamento all’ambiente naturale al predominio sulla natura stessa. (Napoli, 2007)
Nella sua storia della vita quotidiana nella Francia medioevale, Robert Muchembled (1991) descrive un mondo in cui minacce e pericoli incombono sulla salute e sulla sopravvivenza stessa degli esseri umani: fame, freddo, epidemie, guerra. La mortalità infantile era straordinariamente elevata e la durata della vita era breve. In quel mondo l'insicurezza era diffusa e costante e le paure si infittivano.
Il sistema di credenze attraverso il quale  le persone affrontavano questi pericoli (non ancora rischi) era rappresentato da un sincretismo religioso che mescolava cristianesimo e sopravvivenze pagane, la vita quotidiana era infatti costruita intorno a pratiche superstiziose che dovevano aiutare a tenere lontani i gravi pericoli, in questo modo le persone avevano la sensazione di poter controllare gli eventi a loro avversi.
Con lo sviluppo nel 18° secolo di scienze come la  statistica o (in particolar modo la scienza  delle probabilità) e l'epidemiologia, i rischi sono diventati dati di fatto oggettivi “concepiti come perfettamente calcolabili” (Lemma, 2005, p. 104) e quindi conosciuti e affrontabili.
Nel 19° secolo (Ewald, 1991) la nozione si estende e i rischi “non si nascondo più soltanto nella natura, ma anche negli esseri umani, nella loro condotta, nella loro libertà, nelle relazioni che intrattengono, nel loro associarsi, nella società”.
Il concetto di rischio, così come lo conosciamo oggi, nacque quando si capì che a volte i risultati imprevisti potevano essere una conseguenza delle nostre attività o decisioni” (Napoli,  2007)
Oggi si definisce il rischio come come l'eventualità di subire o provocare un danno connessa a circostanze più o meno prevedibili. Un’eventualità che può avere un esito positivo o negativo in rapporto al pericolo che si affronta, che si percepisce, che è presente nel nostro agire dentro al mondo, che è lì come elemento fisico, meccanico, ambientale, normativo (Ligi, 2009).
Gli esiti si possono riferire alla vita umana, alla salute, alla proprietà o all'ambiente.
Una questione rilevante della concezione moderna di rischio è quella della scelta (Boholm,, 2010). Il rischio può avere a che fare con una decisione, ossia con il compiere una scelta fra più alternative. La situazione di rischio si configura quindi come un'esposizione agli effetti di una scelta, più o meno consapevole, di cui ci si potrà pentire, ma solo se effettivamente procurerà un danno che si sperava di evitare.
Secondo la Risk Analysis, società inglese nata negli anni ‘80 che raccoglie gli esperti di sicurezza, il rischio si può misurare attraverso il calcolo delle probabilità e quindi affrontare in modo razionale (teoria della scelta razionale), quindi secondo l'idea che le persone, al di là di chi sono, della loro natura sociale e culturale, decidano come comportarsi in base al calcolo di costi/benefici.
Questo tipo di interpretazione del rischio è stata oggetto di critiche da parte di antropologi e sociologici e nella prossima puntata vedremo perché.



Bibliografia.

Boholm, A., Corvellec H., 2011, A relational theory of risk,,  Journal of risk research, 14, pp 175-190

Ewald F.,1991, Insurance and risks, in  Burchell G., Gordon  G., Miller P., The Foucault effect,. Studies in governamentality Harvester Wheatsheaf, London, pp 197-210

Lemma P., 2005, Promuovere salute nell’era della globalizzazione, Unicopli, Milano

Ligi G., 2009, Antropologia dei disastri, Edizioni Laterza, Bari

Muchembled R., 1991, Cultura popolare e cultura della élite nella Francia moderna, Il Mulino, Bologna

Napoli L., 2007, La società dopo-moderna. Dal rischio all'emergenza , Morlacchi, Perugia. 


di Lucia Portis - Socia SIPS, Delegazione Piemonte

 


Evidenziamoli

Abstract presentati che meritano maggiore attenzione

Educazione alla salute e formazione in operatori alimentari

Nicola Nante, Oliviero Rossi, Carmela Russo, Lorenzo Righi

Università di Siena


nicola.nante@unisi.it
 
L’educazione alla salute assume ancor più importanza se effettuata nei confronti di determinate categorie che, con il loro comportamento, possono influenzarle in modo più importante.
Vengono qui valutati l’efficacia di corsi formativi (“base” ed “advanced”) rivolti ad un gruppo di operatori alimentari.
 
Materiali e Metodi
Sono stati coinvolti 123 Operatori di 43 imprese alimentari sparse nel territorio regionale umbro, facenti capo ad un unico gruppo.
 
1) Per valutare l’apprendimento sono state effettuate due valutazioni scritte, una ex-ante e una alla conclusione del periodo di formazione. I questionari presentavano le stesse 18 domande a scelta multipla, poste in ordine differente. Le possibili valutazioni erano: “Non sufficiente”, “Buono” e “Ottimo”.

2) Per valutare i comportamenti e gli atteggiamenti a rischio sul luogo di lavoro e le loro modificazioni a seguito dell’attività formativa è stata utilizzata un’apposita check-list. Sono state effettuate tre valutazioni: una prima dell’inizio dei corsi, una durante il periodo dei corsi ed un’ultima al termine del periodo di formazione.
In relazione al punteggio sono stati individuati tre livelli di rischio: basso, medio e alto. I risultati pre e post formazione sono stati valutati con il test di Wilcoxon per dati appaiati.
 
Risultati
1) Il 58,5% dei partecipanti ha riportato una valutazione non sufficiente al test scritto ex-ante, il 39,9% una valutazione pari a buono e l’ 1,6% dei partecipanti ha avuto una valutazione pari a ottimo. Tutti gli operatori hanno mostrato un netto miglioramento tra prima dell’inizio dei corsi e dopo la fine degli stessi, riportando nel 100% dei casi una valutazione pari a ottimo nel test di fine corso.
 
2) Prima dell’inizio dei corsi, 12 delle 43 imprese (27,9%) erano risultate ad alto rischio, 24 (55,8%) a medio rischio e 7 (16,3%) a rischio basso. Durante il periodo dei corsi le imprese a rischio medio erano 26 (60,5%) e le imprese a basso rischio erano 17 (39,5%). Infine, al termine del periodo di formazione le imprese che presentavano un livello di rischio medio erano 18 (41,9%) mentre le imprese a basso rischio erano 25 (58,1%). Le differenze sono risultate statisticamente significative (p < 0,001).
 
Conclusioni
La formazione stimola cambiamenti comportamentali su base informata. Il nostro studio ne conferma l’importanza dimostrando come corsi svolti con tecniche e strumenti moderni possano ridurre in modo significativo il profilo di rischio delle aziende alimentari.


 
MEETING NAZIONALE
La promozione della salute in tutte le politiche e professioni


Vaglio di Basilicata (PZ)
4 e 5 settembre 2015
Primo annuncio


Oggi la salute è ritenuta da tutti indispensabile per la crescita e lo sviluppo globale della società, ma la politica sanitaria non basta da sola ad agire sui determinanti della salute. Per garantire un’adeguata gestione delle problematiche del settore sanitario, occorrono strategie ed iniziative congiunte ed integrate con le altre politiche. Vanno rafforzati e resi più efficienti a tutti i livelli di governo, cioè Europeo, Nazionale, Regionale e Locale, i sistemi per integrare gli aspetti di sanità pubblica nei settori di politiche non sanitarie, al fine di sviluppare strategie favorevoli alla salute e al benessere della popolazione. Il Trattato “Salute in tutte le politiche UE- HIAP”, prescrive che la Comunità Europea assicuri un elevato livello di protezione della salute nell’elaborazione ed attuazione di tutte le politiche. Gli operatori sanitari assumono il ruolo di “catalizzatori” degli interventi di prevenzione e promozione della salute, intercettando le attività di settori differenti da quello sanitario e costruendo coesione sociale, sostenuta da una “rete” di azioni sinergiche e integrate. Con il meeting “La promozione della salute in tutte le politiche e professioni” si intende ricercare strumenti efficaci per la promozione della salute e modalità concrete con cui il settore sanitario potrà migliorare il suo impegno e le sue competenze nel lavorare con altri settori e individuare strategie per la promozione della salute in tutte le professioni.

CALL FOR ABSTRACT

ARGOMENTI
□   Educazione sanitaria ed empowerment for health
□   Prevenzione ed empowerment for health
□   Scuola ed empowerment for health
□   Educazione terapeutica ed empowerment for health
□   Ospedale ed empowerment for health
□   Territorio ed empowerment for health
□   Comunità ed empowerment for health
□   Altro 

Gli abstract possono essere inviati esclusivamente tramite questo form
(Testo consigliato tra 4000 e 7000 caratteri massimo).
Gli abstract potranno essere presentati fino al 30 aprile 2015.


Il meeting è gratuito e riservato ai soci SIPS.
Per l'iscrizione utilizzare il seguente form 
Le iscrizioni sono aperte fino al 30 maggio 2015 salvo esaurimento posti.

ECM richiesti per tutte le professioni sanitarie.

Contatti meetingpotenza@sipsalute.it

Con il patrocinio del Comune di Vaglio di Basilicata

 
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Moreno Marcucci e Sergio Ardis

Sulla carne umana

Dal simbolismo del corpo alla medicalizzazione della società


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Educare alla responsabilità

Scuola e sanità insieme per promuovere la salute e il benessere delle future generazioni


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La promozione del benessere
Strumenti per la sua valutazione

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Sergio Ardis - Moreno Marcucci

La comunicazione sanitario-paziente

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